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La crescita delle borse Usa potrebbe avvicinarsi alla fine

Ogni volta che il tasso di disoccupazione raggiunge un minimo ciclico, nel giro di pochi mesi comincia una recessione economica. E i mercati azionari scendono. E il 4,5% di marzo è piuttosto basso.

di Marco Delugan 19 apr 2017 ore 16:02

Più di 8 anni di crescita per Dow Jones e S&P 500. Non lineare, certo, ma per la borsa non può mai essere così. E tutti a chiedersi se e per quanto tempo potrà continuare.

L’andamento degli utili aziendali e le promesse elettorali dell’attuale presidente Donald Trump fanno sì che in molti sperino che possa continuare ancora per un po’. Il sentiment ha la sua importanza, e nei mesi post elezioni il sentiment è stato decisamente buono.

Ma la scienza economica considera sempre tanti aspetti della realtà, ed è compito degli economisti andare a frugare tra i numeri a disposizione per tentare di prevedere il futuro su basi un minimo più solide. Non sempre ci riescono, ma questa è un’altra faccenda.

E nella scienza economica capita a volte che dati per certi aspetti molto positivi possano nascondere prospettive negative.

Ecco un esempio recente.

america-bandieraIl 7 aprile scorso il dipartimento del lavoro degli Stati Uniti ha comunicato che in marzo il tasso di disoccupazione è sceso al 4,5%. E’ la prima volta in dieci anni che scende così in basso.

Un’ottima notizia, certo, che può voler dire che l’economia si sta avvicinando alla piena occupazione. Meglio di così non potrebbe andare.

Ma come ha scritto su Marketwatch Howard Gold, una delle migliori notizie possibili per l’economia di qualsiasi paese, può trasformarsi in un avvertimento di tempi difficili a venire.

Questo articolo riprende le sue argomentazioni al riguardo.

Dal 1948, da quando cioè il Bureau of Labor Statistics ha cominciato a raccogliere i dati sull’occupazione Usa, tassi di disoccupazione particolarmente bassi hanno spesso preannunciato l’arrivo di recessioni e di mercati azionari in discesa.

L’economia funziona per cicli, si sa. A periodi di crescita seguono periodi di flessione. E lo studio dei cicli economici è uno dei capitoli più importanti della scienza economica.

Ci sono diversi modi per definire una recessione economica, ma il più utilizzato è quello della flessione del prodotto interno lordo per due trimestri consecutivi. E cioè, se il Pil scende per due trimestri consecutivi allora si dice che l’economia è entrata “tecnicamente” in recessione.

Per quanto riguarda i mercati azionari, si definisce “correzione” una flessione delle quotazioni di almeno il 10%, e “mercato orso” quando la flessione supera il 20%.

Il tasso di disoccupazione – o più precisamente il “civilian unemployment rate” – è la percentuale di coloro che hanno almeno 16 anni di età, non vanno a scuola, non sono in prigione o lavorano nell’esercito, che non hanno lavoro e lo stanno cercando attivamente rispetto al totale della forza lavoro. E la forza lavoro è data dagli occupati più i disoccupati come appena definiti.

la tabella che segue – elaborata da Yardeni Research sui dati del Bureau of Labor Statistics - mostra i mesi in cui il tasso di disoccupazione ha raggiunto il minimo per quel particolare ciclo economico, e quello in cui la successiva recessione ha avuto inizio.

disoccupazione-e-mercato-orso

(Immagine tratta da Marketwatch.com)

Dal 1948 a oggi, per 10 volte il tasso di disoccupazione ha raggiunto un minimo ciclico. E ogni volta che questo è accaduto, in un periodo che è andato da 1 a 16 mesi è iniziata una recessione economica. La distanza media tra il raggiungimento del minimo ciclico e l’inizio della successiva recessione è stata di 9,2 mesi.

Anche i mercati orso hanno seguito regolarmente i minimi ciclici del tasso di disoccupazione.

Nel 1973 è iniziato nello stesso mese in cui il tasso ha raggiunto il minimo, e lo stesso è accaduto nel 2000. Nel 1953 ci sono voluti quattro anni perché iniziasse un vero mercato orso dopo che il tasso di disoccupazione aveva raggiunto il minimo ciclico. Anche se, nel frattempo, due mesi dopo è cominciata una recessione economica e si erano verificate due correzioni di mercato superiori al 15%.

Insomma, non ci sono grosse certezze da un punto di vista temporale. Quello che si può concludere è che una volta raggiunto un minimo ciclico del tasso di disoccupazione è meglio fare attenzione ai segnali di possibile recessione economica e di discesa dei mercati azionari.

E c’è un’altra questione che rende non facile prevedere i tempi. E cioè che per capire se un certo tasso di disoccupazione è un minimo ciclico bisogna averlo superato.

Lo stesso Buerau of Labor Statistics – agenzia del governo Usa che, tra le altre cose, ha il compito di certificare le fasi del ciclo economico del paese – le individua solo ex-post, e cioè quando già sono avvenute. E questo perché non è possibile fare in altro modo.

Tutto questo, in generale.

Nella situazione attuale le cose si complicano ancora di più. La globalizzazione, l’automazione di molte mansioni lavorative e l’invecchiamento della popolazione hanno abbassato il tasso di partecipazione alla forza lavoro dal 67,3% del febbraio-marzo del 2000 al 63% di oggi. Il tasso di disoccupazione può scendere sia perché un disoccupato trova lavoro sia perché esce dalla forza lavoro, e cioè smette di cercarlo.

E quindi, come ha recentemente dichiarato Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, “parte della diminuzione della partecipazione alla forza lavoro potrebbe riflettere un’economia debole e coprire una sorta di disoccupazione nascosta. E quindi che il tasso di disoccupazione in se può essere fuorviante dell’andamento del mercato del lavoro.”

E inoltre, come osserva Gold, il minimo ciclico potrebbe essere ancora lontano.

Quindi cosa aspettarsi?

Come sottolinea Howard Gold nel suo articolo, la discesa del tasso di disoccupazione non può dare certezze, soprattutto sul quando potrebbero verificarsi recessione e discesa della borsa. Ma la concomitante debole crescita dell’economia, il fatto che la Fed potrebbe alzare i tassi di interesse per ben due volte già quest’anno, e che l’agenda Trump sembra trovare difficoltà al Congresso Usa, fanno pensare che qualche cosa nel lunghissimo trend positivo dell’economia e delle borse Usa si stia incrinando.

E quindi: attenzione!
Tutto qua.

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