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Cosa fare con il dollaro Usa?

Più di una volta, abbiamo scritto in modo esplicito che non è ancora il momento di andare LONG sul dollaro contro euro

di Redazione Soldionline 14 mag 2015 ore 09:14

Commento giornaliero di www.recce-d.com

I TEMI DEL GIORNO
1.     Questo si che è un bel guaio
. Uscendo invariate ad aprile, e con un rialzo su 12 mesi che scende allo 0,9%, ieri le vendite al dettaglio USA hanno spiazzato il mondo intero: per trovare una crescita inferiore, si deve tornare al … 2009! E così, anche quest’anno ci toccherà di rivedere tutto: altro che rialzo dei tassi ufficiali, forse c’è da chiedersi che cosa fare con l’equity (sezione Analisi) [importante per: valuta ed obbligazioni (globale)].

2.     Che fare col dollaro USA? Più di una volta, abbiamo scritto in modo esplicito che non è ancora il momento di andare LONG sul dollaro contro euro. La sensazione di molti è che nella giornata di ieri si sia aperta una nuova fase di debolezza: forse, quando sarà in vista la fine di questa seconda fase, si potrà prendere il dollaro in considerazione per investire. Ma nel frattempo, giorno per giorno, sarà necessario vedere che cosa succede ai dati [importante per: valute ed obbligazioni (globale)]

3.     GDP di Germania ed Eurozona. Lasciate perdere le “trombe” suonate nei TG, e guardate alla realtà dei fatti: nel primo trimestre del 2015, con i tassi a zero, l’euro sotto 1,1000 contro USD, e il petrolio sotto 50$, l’economia della Eurozona è cresciuta dello 0,4% e quella della Germania (attenzione ai segnali delle ultime settimane!) è cresciuta del 03,%. Lo vedete nel grafico alla fine di questa sezione. La conclusione di Recce’d è che  il problema, per ‘Eurozona non è quello dei tassi di interesse o quello della valuta. Il problema resta quello che era prima, un debito eccessivo (come ha detto solo ieri il FMI): e si dovrebbe tutti rivalutare sia l’equity, sia le obbligazioni, alla luce di questo dato di fatto. Le aspettative di crescita messe in circolazione dalla BCE (1,5% per il 2015) per noi di Recce’d rimangono non realistiche  [importante per: equity ed obbligazioni (Eurozona)].

4.     Bond crash: è finita qui?  I dati deludenti di ieri per il GDP in Eurozona hanno ridotto la tensione sui bonds: ma non è finita qui, tanto è vero che la seduta di ieri si è chiusa con nuove perdite sui prezzi e il Bund a 0,73% (tabella sotto). Chiaro il motivo: i tassi non salivano certo per la ripresa economica. La domanda cruciale resta quindi quella che vi abbiamo proposto ieri: chi sta vendendo da dieci giorni? E perché queste vendite forzate? Che problemi li spingono a vendere? [importante per: obbligazioni (globale)]

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L'OPERATIVITA'
La volatilità è nostra amica. La volatilità diventa un’amica, quando permette di entrare a prezzi più interessanti: sono pochi però a pensarla così, e molti tra i “consulenti” preferiscono affidarsi a “visioni” a un anno oppure a due anni, e dicono che è inutile seguire i mercati giorno per giorno, e si limitano a disegnare scenari “di medio termine”. Sul piano operativo, la scelta di Recce’d è opposta: abbiamo scelto di non affidarci alla presunta sicurezza di quelli che vi dicono che “non può succedere” o “non capiterà mai”, perché poi invece capita, e … quando il danno è fatto? L’economia cambia in modo molto rapido, e sui mercati finanziari la rapidità è ancora maggiore, come dimostra il grafico qui sotto, che ci racconta la storia dell’indice VIX. L’indice VIX è un indicatore che misura il rischio che viene pagato, dagli investitori, all’interno dei contratti di opzione trattati sulla Borsa Merci di Chicago. Che cosa dice l’analisi di questi grafico? Che in tre diverse fasi, una alla metà degli anni Novanta, un’altra alla metà del decennio scorso, e la terza negli ultimi cinque anni, si è formata una configurazione grafica a triangolo nel grafico del VIX. La chiusura (verso il basso) di questo triangolo ha portato ad improvvise e non anticipate mosse, ovvero violenti rialzi dell’indice VIX. Le attività di risk management sui portafogli partano proprio dall’osservazione di dati come questi: è più complicato gestire il portafoglio così, piuttosto che limitarsi a dire “compra questo, vendi quello”, ma nel medio periodo dà risultati migliori di performance e di rischio.

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L'ANALISI

Sembra tanto di rivedere il 2014.  Lo shock che ha investito ieri pomeriggio i mercati finanziari non può essere minimizzato: la crescita zero del dato per le vendite al dettaglio (retail sales) in aprile negli USA è un segnale molto grave. Arriva dopo tre mesi di variazioni negative, seguite dal +0,9% del mese di marzo. Sui 12 mesi il dato è clamoroso: la crescita è dello 0,9%, ovvero il tasso di crescita più basso dal 2009, l’anno della Grande Depressione. Il minimo degli ultimi cinque anni! Un dato come questo ha la forza di stravolgere tutte le previsioni per il 2015, e non soltanto per la crescita del GDP. Vengono investite in modo diretto anche le stime per i rialzi dei tassi ufficiali, e quindi le previsioni sui Treasuries, e sul dollaro USA. Ma a noi preoccupa, soprattutto, la Borsa: dove fino a ieri si scontava una crescita zero degli utili nel 2015, crescita zero che però si doveva fondare su una crescita del 3% (annualizzato) del GDP per tutti e tre i trimestri che rimangono. Ora chiedetevi: con una sostanziale stagnazione della spesa delle famiglie, di quanto potrà crescere il GDP USA nel secondo trimestre? O meglio: crescerà? Dopo un primo trimestre in negativo? La Borsa USA ad oggi sconta un rapporto prezzo/utili di 17 (calcolato sugli utili attesi) ma se dovesse scendere la stima di questi utili, i prezzi non potrebbero che correggere verso il basso.

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