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Cinque grafici da paura!

Anthony Doyle (M&G Investments), ha segnalato che nell’ultimo anno, debito, disinflazione e crescita in deterioramento sono stati una piaga. Senza trascurare che in molti Paesi i rendimenti obbligazionari sono in territorio negativo

di Edoardo Fagnani 1 nov 2016 ore 09:55

L'attuale scenario macroecomonico non fa dormire sonni tranquilli agli investitori.
paura_1Anthony Doyle, Investment Director del team Retail Fixed Interest di M&G Investments, ha segnalato che ell’ultimo anno, debito, disinflazione e crescita in deterioramento sono stati una piaga. Senza trascurare che in molti Paesi i rendimenti obbligazionari sono sprofondati in territorio negativo, conseguenza del "fatto che a distanza di otto anni dall’inizio della crisi finanziaria, le banche centrali dei Paesi sviluppati continuano ad adottare una politica monetaria ultra espansiva".

1.   TITOLI DI STATO IN PORTAFOGLIO: UNA COSA SPAVENTOSA DA FARE

 

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I titoli di Stato dei Paesi occidentali sono stati una delle asset class meglio performanti nel 2016, mettendo scompiglio nelle previsioni dell’inizio dell’anno. In generale, la giocata giusta è stata avere asset a lunga duration: in pratica più era lunga la duration, meglio è stato. Di anno in anno gli investitori prevedono che i rendimenti obbligazionari saliranno, e anno dopo anno i rendimenti obbligazionari raggiungono nuovi minimi. Certo, ci sono molte buone ragioni per aspettarsi che questo trend continui, tuttavia, i mercati obbligazionari oggi si aspettano che la normalizzazione della politica monetaria non avverrà prima di un dato momento nel lontano futuro. La bassa inflazione significa che le banche centrali continuano a supportare le loro economie malandate e pesantemente indebitate, per un totale di 10 mila miliardi di dollari di titoli di Stato occidentali a rendimento negativo. Di conseguenza, molte società – tra cui le banche – stanno soffredno in questo ambiente di tassi d’interesse bassi e negativi. Queste società si trovano in difficoltà con i loro modelli di business in crisi in un ambiente di bassa crescita e pesante regolamentazione. Le pressioni nel sistema finanziario stanno montando e non è chiaro come tali problemi verranno risolti.

2.   LE BANCHE CENTRALI SONO IMPAVIDE. POSSIEDONO GRAN PARTE DEL MERCATO OBBLIGAZIONARIO

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Gli ingenti acquisti di titoli di Stato da parte delle banche centrali attraverso il quantitative easing indica che i premi al termine - ovvero l’importo extra che gli investitori richiedono per finanziare a scadenze più lunghe - sono stati spinti ancora di più in territorio negativo. Una volta era inconcepibile che gli investitori pagassero per il privilegio di prestare a un governo. Ora, questo fenomeno è cosa comune non solo sui mercati dei titoli di Stato, ma anche per alcune recenti emissioni societarie.

Le banche centrali non sono le uniche a comprare bond. La domanda da parte di altre grandi istituzioni come i fondi pensione e le compagnie assicuratrici di asset con duration lunga continua ad aumentare. La combinazione di banche centrali, fondi pensione e compagnie assicuratrici ha ridotto qualsiasi sell off dei mercati obbligazionari, abbassando i rendimenti lungo la curva obbligazionaria. I trend demografici di invecchiamento indicano che gli asset considerati porti sicuri potrebbero continuare a rimanere richiesti, forzando gli investitori verso asset più rischiosi se vogliono generare un rendimento reale positivo.

3.   SE L’INFLAZIONE AUMENTA, O I TASSI D’INTERESSE SALGONO, ATTENTI LÌ SOTTO

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Nonostante il contesto di rendimenti negativi in cui ci troviamo oggi, il mondo in cui reagiranno le banche centrali al prossimo shock inflattivo avrà imponenti ramificazioni per gli investitori obbligazionari.  Con la duration dei portafogli obbligazionari globali vicina ai sette anni, gli investitori potrebbero dover affrontare grandi perdite di capitali se i tassi dovessero rialzarsi abbastanza. Questo solleva una serie di importanti punti di domanda. Le banche centrali aumenteranno i tassi in un ambiente di stagflazione? E come reagiranno i politici quando le perdite sui portafogli acquistati con il QE tenuti dalle banche centrali saranno riportati sui media?

Oggi, il mercato si concentra più sulla stagnazione secolare che sul timore di un ritorno dell’inflazione, ma con un prezzo del petrolio che si è ripreso in pieno dai minimi di febbraio e un protezionismo commerciale che sta cominciando a prendere piede nei edifici governativi di tutto il mondo, uno shock dell’inflazione globale potrebbe essere più vicino di quanto non ci si aspetti.

4.   I RISCHI POLITICI NEI MERCATI EMERGENTI POTREBBERO PORTARE A VENDITE FORZATE

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Molti titoli di Stato dei mercati emergenti sono stati declassati nel corso dell’ultimo anno, con le agenzie di rating che evidenziano l’incertezza politica come un fattore cruciale nelle loro decisioni. L’impatto dei declassamenti si è sentito immediatamente, con un aumento della volatilità nei mercati obbligazionari. I grandi flussi verso i mercati obbligazionari emergenti hanno lasciato alcuni mercati vulnerabili agli aumentati rischi politici dall’estero. Il Messico è un buon esempio data l’attuale incertezza che circonda le elezioni USA. Molti mercati emergenti sono inoltre vulnerabili anche se il dollaro dovesse rafforzarsi, una possibilità, visto che il FOMC è di gran lunga la più vicina al rialzo delle banche centrali principali. Un rischio aggiuntivo è la possibilità che le nazioni più grandi dei mercati emergenti siano declassate dal rating investment grade, innescando vendite forzare di debito in valuta forte da parte degli investitori stranieri.

5.   LA CINA HA DI FRONTE UNA GIGANTESCO ECCESSO DI DEBITO. ABBIATE PAURA      

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In finanza, le quattro parole più pericolose sono ‘questa volta è diverso’. E quando si tratta di bolle del credito, di solito non finisce nel migliore dei modi.

Una delle misure che gli economisti guardano per determinare la crescita eccessiva del credito è la differenza tra il rapporto credito/PIL e i trend di lungo termine. In passato, si è trattato di un indicatore affidabile, con la BIS -Bank of International Settlements - che dichiara “in passato, due terzi di tutte le letture oltre questa soglia (di 10) sono state seguite da seri stress finanziari nei successivi tre anni”. Il ‘gap’ tra credito e PIL cinese oggi è al 30.1%, il più alto per la nazione dal 1995, e questo suggerisce che il sistema bancario potrebbe già essere sotto pressione.

Numerosi segnali di allarme stano lampeggiando, passando da arancione a rosso nel sistema finanziario cinese, dato che grandi quantità di renminbi sono andati a finanziare progetti immobiliari di grande scala e nuova capacità produttiva per i settori industriali dell’economia. Questa combinazione tossica di debito alto e in crescita in un’economia in rallentamento tende a condurre ad un deterioramento. Dal momento che le autorità continuano a perseguire la crescita economica, il capitale è incanalato in progetti poco profittevoli ed in eccesso di produzione. Alla fine, i prezzi cominciano a scendere e i soggetti che prestano iniziano ad affrontare grandi perdite di capitale. Inoltre, molta della finanza disponibile per i progetti d’investimento era resa disponibile attraverso il sistema dello shadow banking, che è maggiormente suscettibile ad un improvviso arresto dei flussi di capitali e alla corsa ai depositi.

 

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