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Cina: il ritorno del bull market?

Il rimbalzo dai minimi superiore al 20% della Borsa cinese, che per alcuni significa un ritorno al bull market, è invece un fattore di instabilità, come è stato nella prima parte del 2015

di Redazione Soldionline 6 nov 2015 ore 09:23

Commento giornaliero di www.recce-d.com

1.     Oggi alle 14,30 il dato NFP per gli occupati.  Semplifichiamo al massimo: se il dato di oggi uscisse tra 150 mila e 200 mila nuovi posti, sui mercati vedremmo reazioni moderate; sotto i 150 mila, vedremmo tassi in calo e dollaro più debole; sopra le 200 mila unità, si vedrebbe il dollaro sotto 1,0800 e la Borsa in calo, con il Treasury a 2,30% di rendimento [importante per: equity, valute e obbligazioni (globale)].
2.     La BCE ed i dati per l’economia in Eurozona.   Nella nostra terza sezione, l’Analisi, vi abbiamo descritto per tutta la settimana gli strumenti ed I limiti della politica monetaria della BCE: ed oggi riportiamo le parole di ieri di Draghi, proprio su quel preciso argomento. Ma quelle parole sono poi messe alla prova dal confronto con la realtà dell’economia: e non ci riferiamo agli indici PMI, che chiamano “anticipatori” ma misurano solo le aspettative. Ci riferiamo ai dati reali dell’economia, come quello di ieri per gli ordinativi tedeschi all’industria (grafico qui sotto), un dato che ci porta per l’ennesima volta a chiederci di che cosa parlano, esattamente, i tanti che scrivono ancora oggi di “ripresa in Eurozona”. Perché nei numeri non si vede [importante per: equity, valute e obbligazioni (Eurozona)].
3.     Cina: il ritorno del bull market in Borsa. Con un rimbalzo dai minimi superiore al 20%, la Borsa di Cina torna al “bull market”. Un buon segno? Non per noi di Recce’d che giudichiamo pericolosa una politica economica che punta a gonfiare i prezzi di Borsa per rilanciare i consumi: il rialzo di Shanghai diventa di nuovo un fattore di instabilità, come è stato nella prima parte del 2015 [importante per: equity (globale)].

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L’OPERATIVITA'
Vivere a tassi zero
. Cosa fare delle proprie obbligazioni, se rendono meno di zero? Ieri avete visto, documentato da un grafico, che si possono subire perdite sul prezzo (e perdite importanti) anche quando le obbligazioni rendono meno di zero. Tenerle in portafoglio, come abbiamo già scritto, ha nessun senso per un investitore finale: sia direttamente, sia attraverso i Fondi Comuni. Il cash è preferibile, sempre, e non ha downside. Ma per quegli investitori che proprio non vogliono restare fermi e detenere cash? La risposta di Recce’d anche qui è chiarissima: occorre cercare strumenti privi di rischio di default, e privi di rischio di curva, come sono i titoli obbligazionari AAA ad un anno di scadenza, e poi gestire in modo attivo il rischio valutario. E’ proprio questo che noi facciamo nel portafoglio nostro modello FXY. Di recente, anche la Banca globale Credit Suisse ha proposto soluzioni di questo tipo, come potete leggere qui sotto:
Credit Suisse Group AG’s wealthy clients are seeking to exploit differences in global borrowing costs by using euros to buy the currencies of China, India and Mexico (…) The Chinese yuan traded offshore, the Indian rupee and Mexico’s peso offer “reasonable” yields with minimal volatility, said Koon How Heng, senior foreign-exchange strategist at Credit Suisse’s private banking and wealth management unit in Singapore. In carry trades, investors seek to borrow cheaply in one currency to buy those of nations with higher yields. “Our favorite funding currency is still the euro (…) Whenever you have a central bank that is behind you doing QE, you can have the luxury of using the currency as a funding currency.” The currencies of China, India and Mexico are set to outperform emerging-market peers because those nations have current-account surpluses and governments that are committed to reforms.

A differenza di Credit Suisse, però, Recce’d ritiene che ci sarà nei prossimi mesi una sufficiente volatilità tra le valute maggiori (USD, GBP, JPY, CAD, SFR, AUD) per garantire ottime opportunità di impiego a breve termine, con un rischio molto più gestibile rispetto a Cina, Messico e India.

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L'ANALISI
Gli strumenti a disposizione delle banche centrali: e i loro limiti.
Il tema con il quale abbiamo occupato, per questa settimana e la precedente, la pagina l’Analisi, fornendovi concreti elementi di conoscenza e valutazione, è stato ripreso ieri esplicitamente sia da Draghi, sia da un secondo membro del Board.

·       Draghi ha detto quanto segue:  “Today, like yesterday, we are not constrained in our ability to act; we have many tools at our disposal (…) We are faced with a situation where the price dynamics are very weak, the macroeconomic environment is still uncertain (…) The program implemented so far was undoubtedly effective. However, we must consider whether, with the weakening of the world economy, it is also effective in countering headwinds that could hinder a return to price stability over the medium term (…) If we are convinced that this is not the case, we will examine the modalities to intensify it to achieve our objective (…) Inflation mustn’t be either continually too high or too low,”.
·       L’altro membro del Board, il belga Smets, ha detto ieri: “(…) the ECB has all the tools within its mandate at its disposal to combat increased downward risks to growth and inflation (…) Yes, inflation is too low (…) Even if this is mostly linked with a decline in the oil price, there is the danger that inflation expectations are negatively influenced and they lose their anchoring (…) The downward risks for growth, inflation and inflation expectations have increased," he is quoted as saying. He said that monetary policy must be forward looking. "Risks for 2016 and 2017 are decisive for our assessment (…) All possible instruments within our mandate are on the table".

Come abili giocatori di poker, entrambi scelgono di “tenere coperte le carte”: noi di Recce’d vi abbiamo motivato, nelle ultime due settimane, perché a nostro avviso quei “many tools at our disposal” a cui fanno cenno i due BCE sono altrettanto inefficaci quanto quelli fino ad oggi utilizzati, sia per il rilancio dell’inflazione sia per la ripresa della crescita.

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