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Azioni Italia ancora su nel 2018, grazie a crescita e PIR

Indicatori di fiducia positivi, spread ai minimi e innalzamento del rating S&P fanno prevedere che la fase rialzista del mercato azionario italiano possa proseguire anche nel 2018

di Redazione Soldionline 20 dic 2017 ore 14:16

Indicatori di fiducia positivi, spread ai minimi e innalzamento del rating S&P fanno prevedere che la fase rialzista del mercato azionario italiano possa proseguire anche nel 2018. Lo sostiene Stefano Andreani, gestore azionario di Lemanik. Secondo l'esperto i rialzi del 2017 sono stati innescati da un miglioramento generalizzato dei fondamentali. In Italia, diversamente da altri paesid esiste ancora un rilevante gap da colmare per i ritardi accumulati in passato. Si prospetta quindi un proseguimento del trend positivo del mercato. un aiuto al mercato arriverà anche dai PIR.

Ecco il parere dell'esperto di Lemanik:

 

2018-rallyIl mercato azionario italiano nel corso del 2017 ha imboccato una fase rialzista molto netta, innescata da un miglioramento generalizzato dei fondamentali. Le performance positive sono il risultato di due fattori: da un lato gli utili crescono a doppia cifra, grazie a un contesto macroeconomico globale con crescita positiva e inflazione sotto controllo, dall’altro è in corso un recupero delle valutazioni che dimostrano una crescente fiducia degli investitori nella possibilità di veder proseguire l’attuale trend positivo. Anche se ci troviamo ancora in una fase del ciclo poco matura.

 

L’economia italiana sta vivendo una fase di accelerazione che ha permesso di registrare una crescita anno su anno dell’1,8% nel terzo trimestre. Diversamente da altri paesi esiste ancora un rilevante gap da colmare per i ritardi accumulati in passato. Gli indicatori di fiducia migliorano di mese in mese e lo spread tra Btp e Bund è sui livelli minimi del 2017: passi avanti certificati anche dal recente innalzamento del rating a BBB del merito di credito italiano da parte di S&P. Sul fronte valutativo la fase di re-rating da un lato ha tolto l’Italia da un’evidente situazione di sottovalutazione cronica rispetto a molti mercati, dall’altro non incorpora un particolare ottimismo rispetto alla possibile traiettoria futura degli utili, lasciando quindi spazio affinché il trend in corso possa continuare nel corso del 2018. A marzo ci saranno intanto le elezioni in Italia: il nuovo sistema di voto rende molto complicato prevedere chi andrà al governo, ma rende anche altamente improbabile lo scenario di forte discontinuità tanto temuto dai mercati.

 

“Sul fronte della politica monetaria la fase di stretta vera e propria, almeno in Europa, si può ritenere ancora lontana nel tempo. Siamo infatti in un contesto di graduale e lento depotenziamento degli interventi non convenzionali, mentre per un rialzo dei tassi occorre guardare almeno al 2019”, continua Andreani. “Per quanto riguarda i flussi, i Piani Individuali di Risparmio (PIR) rappresentano un elemento di forte discontinuità rispetto al passato, destinato a crescere. Questo permetterà a un numero crescente di imprese italiane di accedere alla quotazione, favorite anche da incentivi fiscali ad hoc, allargando così via via l’universo investibile”.

 

Il futuro prospetta un proseguimento del trend positivo del mercato. Da un lato ci sono società di grande qualità, in particolare nei settori industriali e dei consumi, che in molti casi trattano su multipli valutativi elevati, ma i cui fondamentali sono molto solidi, che potranno continuare a performare se saranno in grado di continuare a far crescere gli utili. Dall’altro ci sono settori (banche, assicurazioni, telecomunicazioni, media, auto) e società particolarmente sottovalutati per i dubbi e i timori dei mercati rispetto alla sostenibilità dei risultati e alle prospettive del business. Nel primo caso occorrerà selezionare quelle aziende in grado di non disattendere le aspettative e magari sorprenderle, nel secondo quei titoli che potranno liberare il valore nascosto modificando la percezione negativa degli investitori.

 

“I rischi più rilevanti riguardano aree al di fuori dell’Europa, Regno Unito escluso, dal momento che negli Stati Uniti il ciclo è in fase molto più avanzata sia in termini di crescita che di politica monetaria e il sistema privato e corporate ha accumulato un livello di debito piuttosto elevato. Da oltre oceano però potrebbe anche venire un’ulteriore spinta per i mercati azionari che non incorporano ancora del tutto gli effetti della riforma fiscale sulla quale si sta ancora discutendo”, conclude Andreani. “La volatilità è su livelli molto compressi e rende quindi potenzialmente sempre più vulnerabili i mercati nei confronti di eventi avversi. Nel frattempo non sottovalutiamo le potenzialità dell’attuale contesto costruttivo per i mercati che in Europa, e in Italia in particolare, ci potrà dare ancora buone soddisfazioni”.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.
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