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2018, che partita sarà?

Dopo un anno di crescita economica, rendimenti positivi e volatilità contenuta, quale asset class uscirà vincitrice dalla partita degli investimenti che si giocherà nel 2018?

di Redazione Soldionline 22 dic 2017 ore 10:51

Dopo un anno di crescita economica, rendimenti positivi e volatilità contenuta, quale asset class uscirà vincitrice dalla partita degli investimenti che si giocherà nel 2018?
Gli analisti di Anima provano a dare una risposta a questa domanda utilizzando un interessante parallelismo con il mondo del calcio.
Nell'analisi seguente gli esperti consigliano "la formazione da schierare per affrontare (il primo tempo) del 2018".


IL TERRENO DI GIOCO - L’INFLAZIONE

2018-partitaSi possono avere in rosa i giocatori migliori, ma se non si presta attenzione alle condizioni del campo da gioco, si rischia grosso. Il 2018 potrebbe vedere una novità importante, il risveglio dell’inflazione, che dovrebbe essere supportata da una crescita, che con ogni probabilità resterà solida e sincronizzata. Non a caso, la Bce ha alzato le stime di crescita dell’area Euro a 2,4% per il 2017, 2,3% per il 2018 e 1,9% nel 2019. Questo dovrebbe spingere le banche centrali lungo il sentiero di graduale rimozione dello stimolo monetario e alimentare un rialzo dei tassi d’interesse, penalizzando le obbligazioni. Questo, però, non sarà di ostacolo al movimento di apprezzamento dei mercati azionari, che resteranno supportati dalla crescita macroeconomica, da politiche monetarie supportive, da una crescita degli utili e dalla mancanza di opportunità alternative d’investimento.

 

LE CONDIZIONI ATMOSFERICHE - LA VOLATILITÀ 

In alcune fasi di gioco bisognerà stare attenti anche alla situazione meteorologica. Qualche vento di volatilità, infatti, potrebbe creare dei grattacapi. Ci siamo trovati a livelli molto bassi per tutto il 2017 e, quindi, difficilmente la volatilità non crescerà. Basti pensare che il periodo che ci separa dall’ultima correzione del 3% della Borsa americana è il più lungo dal dopoguerra. Bisognerà, quindi, prestare molta attenzione e proteggersi dalle fasi di volatilità che potrebbero presentarsi sui mercati finanziari.

 

I TITOLARI

AZIONARIO EUROPA: viene da un anno positivo e merita fiducia anche per il 2018. Crescita solida, buoni dati macroeconomici e stime degli utili per il prossimo anno in rialzo fanno propendere per un’altra stagione da protagonista. E con valutazioni più basse rispetto ai colleghi statunitensi. 

AZIONARIO GIAPPONE: il preferito dell’allenatore, ma per meriti acquisiti sul campo. Il Giappone rappresenta, insieme all’Eurozona, la nostra area preferita: le società nipponiche trattano a sconto rispetto alle loro omologhe europee e statunitensi e le ultime mosse del governo di Tokyo potrebbero aiutare un’ulteriore espansione degli utili. La conferma al governo di Shinzo Abe porta continuità anche a livello di politica monetaria della Bank of Japan. A questo si aggiunge uno yen stabile, nonché l’accelerazione della crescita globale. Di contro, nel 2018 verrà meno l’effetto positivo dato quest’anno dal deprezzamento dello yen. Sarà importante, quindi, focalizzarsi su società in grado di mostrare comunque una forte crescita degli utili.

AZIONARIO ITALIA: Piccolo, a volte negletto, ha avuto un anno di rivincite. Il miglioramento della situazione economica si conferma e si rafforza, con previsioni di crescita 2017 alzate all’1,5% (dallo 0,8% di inizio anno). La ripresa appare ben strutturata e riguarda sia i consumi interni, sia gli investimenti sia l’export, ed è associata a un miglioramento del mercato del lavoro. Da non sottovalutare, inoltre, il grande contributo dei “Pir”: dopo un debutto con il botto, si attende un incremento dell’offerta (di titoli quotati) che favorirà il rientro da alcuni eccessi valutativi e un maggiore equilibrio nei prezzi.

AZIONARIO EMERGENTE: quando è in partita non ce n’è per nessuno e lo ha dimostrato per tutto il 2017. Quest’area rappresenta il miglior mercato azionario da inizio 2017. La crescita economica è prevista solida anche per il 2018 (5,2%) e 2019 (5,3%). Le valutazioni risultano molto elevate solo per pochi paesi, mentre sono ancora ragionevoli per molti altri. Nei prossimi 12 mesi, tuttavia, dovrebbero venir meno alcuni fattori che sono stati positivi per l’apprezzamento dei mercati emergenti nel 2017: dollaro debole, accelerazione della crescita e delle esportazioni. Bisognerà, quindi, essere ancora più selettivi e monitorare con attenzione l’andamento degli utili societari.

 

IN PANCHINA

CORPORATE HIGH YIELD: non ha fatto mancare il suo contributo nel corso del 2017, ma la concorrenza è ampia e, forse, potrebbe essere giunto il momento di tirare un po’ il fiato. Resta un’alternativa importante e credibile all’interno di un contesto obbligazionario ancora povero di opportunità.

AZIONARIO USA: dopo molti anni da titolare, è il momento di sedersi in panchina. Non è in discussione il suo valore, ma ha corso molto, forse troppo, e potrebbe essere arrivata l’ora di rifiatare. Questo, unito a valutazioni che restano alte, potrebbe portare a performance inferiori rispetto agli ultimi anni. L’ultima fase del 2017 ha visto i listini azionari statunitensi salire anche sulle attese di una riforma fiscale importante.

VALUTE: a differenza dei suoi colleghi panchinari, l’opzione valutaria rappresenta una risorsa importante. Utili quando c’è da mettere al sicuro il risultato, fondamentali quando bisogna coprirsi e ripartire. Anche nel 2018, quindi, sono schierabili a partita in corso. Nel dettaglio: manteniamo una visione neutrale sul cambio eurodollaro, per il quale pensiamo si possa essere arrivati a un punto di equilibrio. Confermiamo una view cauta sulla sterlina, fortemente penalizzata nel corso degli ultimi mesi dalle incertezze legate al processo di Brexit. Positiva la visione sullo yen giapponese, grazie al miglioramento significativo del quadro macro domestico.

MATERIE PRIME: il discorso è il medesimo delle valute. Stiamo parlando di un’alternativa importante nella costruzione del portafoglio. Nel 2018, nonostante l’aumento dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali, dovrebbero mettere a segno ottime performance. Per quanto riguarda il petrolio, a fine novembre i paesi produttori hanno scelto di estendere per tutto il 2018 lo storico accordo sulla produzione.

 

IN TRIBUNA

OBBLIGAZIONI GOVERNATIVE: un 2017 difficile, mai prese in considerazione dall’allenatore. A dire la verità,
non è che questa asset class si sia impegnata molto per convincere il proprio tecnico a schierarla. Anche il
2018 si prospetta un anno di transizione: la novità principale per il 2018 è rappresentata dalla progressiva
riduzione del grado di riduzione dello stimolo monetario su scala globale, che si dovrebbe tradurre in una
risalita dei tassi di interesse. Questo sentiero di rialzo, unito a un’inflazione in possibile rialzo, consiglia di restare
prudenti sui mercati obbligazionari.

 

L’ARBITRO - LE BANCHE CENTRALI

Una partita non si può disputare senza l’arbitro. Le banche centrali e le loro mosse sono state il direttore di gara del 2017 e, con ogni probabilità, indicheranno la rotta anche nel 2018. In un contesto di crescita e di atteso risveglio delle pressioni inflazionistiche, infatti, si stanno muovendo lungo un sentiero di progressiva normalizzazione delle politiche monetarie. Questo processo non è di per sé un’ottima notizia per i mercati, data la minore liquidità che verrà immessa negli stessi, ma l’obiettivo verrà perseguito con cautela, gradualità e una certa dose di prevedibilità. Insomma, una direzione di gara attenta, ma anche permissiva, in modo da lasciar correre il più possibile la palla. Buon 2018.

 

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