OPEC: 4 ragioni per la prudenza

Cosa aspettarsi dalla riunione dell'OPEC in corso a Vienna? Gli esperti pensano che gli attuali tagli alla produzione saranno estesi per altri nove mesi. Ma potrebbe non essere così

Data News 30/11/2017

di Redazione Soldionline

Cosa aspettarsi dalla riunione dell'OPEC in corso in queste ore a Vienna? Gli esperti pensano che gli attuali tagli alla produzione saranno estesi per altri nove mesi. Ma potrebbe invece non essere così e il mercato potrebbe aver corso troppo. Lo scrive Bob Minter, Investment Strategist di Aberdeen Standard Investments, in un recente report. Secondo lo stratega i tagli non saranno estesi per troppo tempo.

Ecco il suo scritto:

 

Ci sono grandi speranze per la riunione dell'OPEC. Un programma di tagli all’offerta che era iniziato l’anno scorso dall’OPEC e da altri Paesi non membri (ci riferiamo ad essi nel complesso con il termine “OPEC/NOPEC”) ha visto il prezzo del petrolio crescere costantemente dai suoi minimi fino ad arrivare al momento poco sotto i 60 dollari. Gli investitori contano sul fatto che questi tagli alla produzione saranno estesi per altri nove mesi. I dati della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) mostrano che le posizioni speculative al rialzo sul prezzo future del greggio sono ai massimi da sempre.
Riteniamo che gli investitori abbiano fatto il passo più lungo della gamba. L’OPEC estenderà sicuramente il programma di tagli, è difficile immaginare che lasci correre così tanto i mercati senza motivo, ma ci sono moltissimi segnali che indicano che i tagli non saranno prolungati oltre i nove mesi.

 

  1. Medio Oriente

    L’alleanza OPEC/NOPEC non è così stretta come un tempo. Da quando è stato fatto l’accordo, le tensioni in Medio Oriente sono aumentate. Il che sta rendendo il dialogo prima dell’incontro tra i vari Paesi più impegnativo e mina le chance di arrivare ad una posizione comune.
  2. Offerta

    Anche se c’è una discreta coesione tra i Paesi OPEC/NOPEC, è probabile che il gruppo veda rischi nell’estensione dei tagli per altri nove mesi. Le interruzioni di offerta sono ai minimi storici di circa 1,5 milioni di barili al giorno ed è improbabile che questo continui: il Venezuela è a rischio per la mancanza del capitale necessario alla manutenzione e allo sviluppo aggiuntivo mentre la Nigeria vedrà la fine di una tregua con i Nigel Delta Avengers, un gruppo militante che in precedenza ha attaccato installazioni e oleodotti.
    Se le interruzioni dell’offerta aumenteranno, questo spingerà i prezzi in alto ad un livello che vedrà i fornitori al di fuori dell’accordo OPEC/NOPEC tornare al mercato, indipendentemente da qualsiasi estensione. In definitiva l’OPEC/NOPEC non vuole prezzi molto superiori agli attuali, in parte per questo motivo.
  3. Russia

    La Russia è stufa dei limiti all’offerta. Questo trova conferma nelle sue azioni dato che continua a sviluppare nuovi siti di estrazione ed oleodotti per accrescere la sua capacità di esportare greggio. Il che la vedrà espandere la produzione mentre si prevede un aumento delle entrate fiscali per il governo. Le società russe sono state molto esplicite circa le loro preoccupazioni: un rimbalzo nel prezzo del petrolio ha visto il ritorno sul mercato dei produttori USA che hanno guadagnato quote di mercato. Non sono azioni di un Paese che intenda limitare l’offerta.
  4. Cina

    Gli sviluppi in Cina stanno facendo apparire il mercato fondamentalmente migliore di quanto non sia. A settembre le importazioni di greggio sono state tra le più alte mai registrate, in parte per i grandi acquisti da parte delle strutture governative ma questo non è segno di una sostenibilità della domanda. Si stanno semplicemente spostando i magazzini delle scorte mondiali di petrolio da un posto all’altro. Nel frattempo, è probabile che l’aggiunta di due grandi aziende raffinatrici aumenterà la domanda cinese di 600.000 barili al giorno. Ma molto di questo petrolio sarà esportato quindi le raffinerie non rappresentano un miglioramento significativo della domanda interna cinese.

 

In definitiva, un’estensione dell’accordo OPEC/NOPEC è più che probabile. L’OPEC ha preso in prestito sempre più il concetto di forward guidance dalle banche centrali per guidare i mercati secondo il suo disegno. Non avrebbe lasciato che la convinzione in un’estensione restasse così a lungo se non fosse probabile. Ma è più facile che l’estensione si chiuda entro il secondo trimestre dell’anno prossimo. I mercati petroliferi mondiali sono un patchwork di pressioni in competizione tra loro con una miriade di sensibilità e politiche interne ed internazionali intrecciate insieme. Gli investitori dovrebbero averlo presente mentre il loro entusiasmo cresce avvicinandosi all’incontro dell’OPEC.

 

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.

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