Il bitcoin una truffa? La sua importanza potrebbe trascendere il prezzo attuale

Sul bitcoin se ne sono dette e scritte tante. Chi lo considera una truffa, chi un inestimabile 'oro digitale'. Ma ci sono anche voci fuori dal coro, che considerano la criptovalute sotto un'altra luce

Data News 02/10/2017

di Redazione Soldionline

Il mondo della finanza fa a gara, in queste settimane, a definire bitcoin. Come se non bastassero i rendimenti stellari di quest’anno, la criptovaluta ha attirato molta più attenzione quando l’amministratore delegato di JP Morgan, Jamie Dimon, l’ha definita “una truffa che finirà per andare all’aria”.  E dopo il numero uno della banca americana i pareri su bitcoin sono stati i più disparati.

Una voce fuori dal coro è quella di Eric Lonergan, gestore del team Multi-Asset di M&G Investments. Secondo l'esperto l’importanza del bitcoin non risiede nel prezzo corrente e neanche nella tecnologia blockchain su cui poggia, quanto piuttosto nell’influenza che potrebbe esercitare sul nostro modo di vedere e progettare la moneta in sé.

 

Ecco il report del gestore:

 

L’aspetto più innovativo del bitcoin non è la blockchain, né il fatto di essere una moneta elettronica senza uno Stato sovrano e non dipende neanche dai movimenti di prezzo recenti, che indubbiamente hanno tutte le caratteristiche di una bolla.

 

 

IL BITCOIN, UNA MONETA INTELLIGENTE

Il motivo per cui è un fenomeno davvero rivoluzionario è che si tratta della prima moneta “intelligente”. La “moneta intelligente” è quella che si autoregola.

 

Al di là dell’indiscutibile innovazione tecnologica della blockchain, l’ “intelligenza” del bitcoin poggia sull’applicazione di una regola molto semplice:

la quantità si espande fino a 21 milioni e poi “cresce” allo zero percento.

Ciò che mi interessa di questa regola non sono tanto i pregi, già ampiamente discussi, quanto le possibilità che apre. L’ “intelligenza” del denaro si può estendere in molti modi interessanti. Da un punto di vista economico, un passo avanti ovvio in termini di intelligenza sarebbe progettare una moneta che si espande e si contrae di pari passo con la domanda. Incorporare questo aspetto nel DNA della valuta renderebbe ridondante il processo decisionale delle banche centrali, a beneficio di tutti.

 

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L’ “intelligenza” si potrebbe esprimere anche tramite finalità sociali: ad esempio, la valuta potrebbe autoregolarsi in termini di attività per le quali viene impiegata, magari anche premiando o penalizzando tali impieghi in base al rispettivo impatto sociale. Posso arrivare a immaginare che avremo una valuta totalmente intelligente, in grado di raccoglie dati ed elaborare le proprie regole di distribuzione e crescita. Tony Yates in un’ottima analisi si dice pessimista sulla prospettiva di un’innovazione di questo tipo; la mia sensazione è che sia inevitabile, anzi, potrebbe essere la base di un vantaggio della valuta digitale rispetto alla moneta garantita dallo Stato cui siamo abituati.

Questi sono alcuni degli aspetti rivelati dal bitcoin sul futuro della moneta. E il bitcoin in sé? Secondo me, è una moneta. Viene accettato per i pagamenti e utilizzato da moltissime persone. Inoltre è una “valuta” nel senso che è scambiabile con altre valute sul mercato.

 

Fra le valute contemporanee di rilievo, è la sola progettata per avere un’offerta limitata, con l’insolita caratteristica di essere stata emessa dal settore non statale, per cui il reddito generato dall’emissione è stato disperso fra molti soggetti privati ed entità, nell’ambito di un sistema decentrato.
Le osservazioni immediate da fare sono due: è un fenomeno straordinario e riflettendoci sopra possiamo imparare molto sulla moneta.

 

Cosa rivela al riguardo? La moneta non è “garantita” da niente: né dal gettito fiscale, né dall’oro e neanche dai “diritti sui beni”. Il valore della moneta risiede in una esternalità di rete, o per dirla in modo più semplice, nella rete esistente di persone che la accettano come tale.

 

La confusione nasce dall’estrema difficoltà di costruire una rete di utenti. In genere, serve una qualche forma di sostegno o una forza di qualche tipo, ad esempio il potere di uno stato di emettere moneta a corso legale, o “moneta fiat”. “Fiat” è un ordine di emanazione governativa, ma una volta che la rete è stata creata, la moneta non ha più bisogno di garanzie né di decreti governativi. In realtà, la moneta non ha un valore “intrinseco“: non può essere usata per scopi alternativi.

 

Il cartalismo, ossia l’idea che la moneta sia accettata solo perché vi si chiede di usarla per pagare le tasse, esalta questa distinzione cruciale. Un modo per creare una rete di utenti per la valuta emessa da uno Stato è esigere il pagamento delle imposte con quella valuta, ma una volta che la rete esiste, il pagamento delle imposte è come qualsiasi altra transazione. In uno stato come Hong Kong, ad esempio, dove le entrate del governo derivano principalmente dalle vendite di terreni e la tassazione è un aspetto secondario, la valuta ha comunque un valore.

 

La migliore analisi del bitcoin che ho visto è quella di Dan Davies, che fornisce una spiegazione coerente di come è stata creata la rete e anche un metodo di valutazione rigoroso. Bitcoin ha potuto costruirsi una rete di utenti perché risponde a una chiara esigenza economica: finanziare transazioni per le quali, data la natura illecita, la moneta esistente comportava uno svantaggio. Questo non spiega interamente il motivo del successo nella creazione della rete: bisogna capire perché chi si dedica al traffico di droga abbia deciso di adottare il bitcoin. Il vantaggio iniziale sarà stata quell’arguzia da nerd, ma al di là delle dubbie origini, potrebbe essere davvero la moneta più intelligente di sempre. È probabile che i primi scopritori si siano detti: “è troppo ingegnosa per non usarla”. E per non parlarne.

 

Il bitcoin rivela ciò che dovremmo già sapere della moneta, ma spesso non è chiaro, ossia che la moneta non ha “garanzie” e il suo valore risiede semplicemente in una massa critica di utenti esistenti.
Il bitcoin dimostra anche che la “base monetaria” è altra cosa dai depositi, che Friedman e Tobin hanno definito “quasi-moneta”. Se le banche cominciassero a prestare bitcoin e ad accettare depositi in bitcoin, avremmo un sistema bancario in bitcoin con base monetaria elettronica decentrata. Quei depositi avrebbero proprietà molto diverse dal bitcoin in sé, non ultimo il fatto che le banche potrebbero non rimborsarli.

 

Il bitcoin illustra molto chiaramente il motivo per cui si parla di lanci di denaro dall’elicottero con riferimento alla politica monetaria e non alla politica fiscale. Finora ci sono stati lanci dall’elicottero di bitcoin per circa 200 miliardi di dollari. Le riserve non devono necessariamente essere distribuite attraverso le banche: questa è solo una prassi istituzionale caratteristica del nostro attuale regime monetario. Né i lanci dall’elicottero devono essere inflazionistici: finora c’è stata deflazione nei prezzi in bitcoin.
Possiamo trarre insegnamenti anche sulla contabilità delle banche centrali. È evidente che la base monetaria non è una passività. Nessuno paga interessi sulle “riserve” di bitcoin, la cui dispersione va oltre il sistema bancario, e il fatto di non pagare interessi sulle riserve non provoca un’iperinflazione immediata da bitcoin!

 

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COME VALUTARE IL BITCOIN

Quasi sempre, la quantità di moneta emessa ha la sua importanza. Il bitcoin è progettato per avere un’offerta limitata. Di solito, quando pensiamo alla moneta la immaginiamo nel contesto di un’economia nazionale o regionale e assegniamo alle valute un valore rapportato ai livelli di prezzo interni. Per quanto riguarda le valutazioni dei cambi, guardiamo ai tassi reali che, rispetto a quelli nominali, tengono conto delle tendenze di inflazione relative fra le economie. In genere confrontiamo questi tassi di cambio “reali” con quelli storici e facciamo aggiustamenti in base ai termini di scambio, eccetera. L’indice Big Mac è un tentativo di invertire questo processo, confrontando il tasso di cambio con i prezzi relativi di un prodotto omogeneo in economie diverse. Izabella Kaminska descrive un metodo innovativo che cerca di fare qualcosa di simile con il bitcoin.

 

Cosa possiamo fare con un bitcoin? Dan Davies aveva sostituito il mercato illegale della droga all’economia nazionale e osservato il rapporto fra la “base monetaria” in bitcoin e il valore nominale lordo del traffico di droga.
La sfida insita in questo approccio brillante è che in realtà non conosciamo lo scopo dell’economia bitcoin e non abbiamo idea di quale potrà essere la domanda “di portafoglio” di una valuta così unica. Non si può escludere che, per quanto sia stato il traffico illegale a creare l’effetto rete iniziale, l’uso successivo di bitcoin sia indipendente da tale origine: dopo tutto, non usiamo il rapporto fra base monetaria ed entrate fiscali per simulare la domanda di moneta nelle economie nazionali. Esistono valide argomentazioni sia a favore che contro le proprietà di portafoglio del bitcoin. Il fatto di non avere uno Stato garante è un vantaggio per alcuni e uno svantaggio per altri. Non ho gli strumenti per valutare la nostra capacità di tenere sotto controllo la falsificazione di bitcoin, che deve essere uno dei rischi maggiori.

 

La prossima grande sfida, per il bitcoin come moneta, riguarda la modalità di affermazione come rete. Perché mai dovrei voler usare il bitcoin per comprare e vendere prodotti e servizi, invece di una valuta alternativa? Una linea di attacco ovvia è abbassare i costi di transazione, ma farlo è molto più difficile di quanto possa sembrare e quasi impossibile, considerando il prezzo volatile del bitcoin. La volatilità del prezzo è un costo, come riflette il ruolo limitato di questa valuta come unità di conto. Molti commercianti accettano pagamenti in bitcoin, incluse varie aziende tecnologiche di alto profilo, ma tutti i prezzi sono indicati in dollari e convertiti all’istante. Al massimo, tengono qualche scorta a fini di ricerca e sviluppo speculativi.

 

Ho intitolato questo post “valutare” il bitcoin. Non ho idea di quale possa essere il suo valore equo: c’è troppa incertezza. Gli asset che generano flussi di cassa sono i più facili da valutare, o quanto meno contemplano rendimenti attesi. Per questo è così difficile assegnare un valore alle valute. La sterlina si può scambiare a due dollari (e succedeva solo poco più di dieci anni fa) o a un dollaro, senza che i prezzi relativi subiscano variazioni di rilievo. Il bitcoin è una valuta, ma non esiste un’economia specifica in bitcoin ben definita. È come se i dollari internazionali cominciassero ad essere scambiati in modo indipendente: come li valuteremmo?

 

Quello che mi sento di dire è che il bitcoin ha grande importanza. Rivela un futuro alternativo per la moneta in generale e, come moneta specifica, ha caratteristiche uniche. Potrebbe sorprenderci per durata e rilevanza.

La titolarità dell'analisi che qui riportiamo è dell'autore della stessa, e l'editore - che ospita questo commento - non si assume nessuna responsabilità per il suo contenuto e per le finalità per cui il lettore lo utilizzerà.

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