Tassare o non tassare, that is the question

Le ultime esternazioni del presidente Usa sulla politica fiscale, sottovalutata da molti, ha contribuito a corroborare ancora una volta i listini, visto che in settimana Kim Jon-un non è tornato a premere il tasto della guerra nucleare.

Data News 02/10/2017

di Mario Elia

L’argomento mondiale che tiene banco è la pressione fiscale, primo argomento dei volumi di scienza delle finanze (Imposta/Reddito) e tormentone ripreso da Trump, desideroso di avviare gli step del baldanzoso programma elettorale. Ma sono passati già otto mesi dall’insediamento alla White House e finora il Congresso non ha fatto altro che rispedire al mittente le sue proposte.

 

DONALD O RONALD?

Come tutti sanno, l’ideologia personale del presidente Usa coincide parzialmente con il pensiero schumpeteriano (perché il tycoon è e resta un imprenditore), rilanciato in grande stile da Friedrich von Hayek che, con il saggio “La Via della Schiavitù”, influenzò smodatamente Margaret Thatcher (sventolò il libro alla Camera dei Comuni) e soprattutto Ronald Reagan, al quale la sfortunata presidenza Carter aveva consegnato un Paese ferito nell’orgoglio ed economicamente sfiduciato.

Ora, la nuova amministrazione vorrebbe, ai fini della popolarità, accreditare il doppio binomio Reagan/Carter e Trump/Obama: Donald mira a ripetere l’acrobazia della Reaganomics, che a partire dal 1981 ridusse le imposte nell’intento di favorire la crescita dell’economia. Intendiamoci, Ronald non era coltissimo in materia, ma disponeva di un certo ottimismo e non disdegnava il rischio.  Gli studiosi che lo sorressero nell’impresa furono l’influente canadese Robert Mundell (Nobel 1999) e lo statunitense Arthur Laffer, principale promotore della “supply-side economics” che, a dispetto dei sofferti concetti keynesiani, anteponeva l’offerta alla domanda (aggregata).

Laffer è tuttora noto per la sua omonima curva, disegnata su un tovagliolo e presentata a Reagan al tavolo di un ristorante:

Più chiaramente ancora:

Il semplice incrocio di due linee rende l’idea della barriera al di là della quale non è più conveniente percuotere i contribuenti. Sull’asse delle ordinate troviamo la pressione fiscale, su quello delle ascisse il gettito fiscale. Fino al livello 10 di pressione il gettito cresce, oltre il livello 10 il gettito scende e poi si azzera.Con i nuovi provvedimenti di riduzione delle imposte avviati all’inizio degli anni Ottanta, l’economia Usa effettivamente crebbe, ma per la verità Reagan fu aiutato da alcune congiunture favorevoli, e non perdiamoci in troppi approfondimenti. La fortuna conta ad ogni livello…

La domanda è: riuscirà Donald a ripetere l’exploit di Ronald? Gli Usa hanno un debito pubblico che sfiora i 20mila mld di dollari (una bella fetta del debito pubblico mondiale, giunto a 217mila mld di dollari). Provocarne un ampiamento potrebbe essere fatale.

 

ANDAMENTO WEEKLY DELLE BORSE INTERNAZIONALI

Presentiamo ora il grafico degli assi di equilibrio delle principali borse mondiali, i cui dati vengono rilevati ogni venerdì sera:

Salgono soprattutto il Nasdaq C. di New York (+ 1,82%), Francoforte (+ 1,78%) e Milano (+ 1,18%). Seguono il Dow Jones (+ 0,21), Singapore (+0,15%) e Tokyo (+ 0,13%).

 

ABOUT ITALY

L’indice-guida milanese continua nella sua corsa, indifferente al fatto che l’italica economia, nel suo complesso, nonostante quelli che ormai sono slogan politici di maniera, è pressoché paralizzata.

Il Ftse Mib, che ora quota 22.696 punti, non raggiungeva questi livelli dal giugno 2015 e in questa fase è probabilmente sopravvalutato:

Inoltre, continuando ad essere abbondantemente rappresentati i comparti bancari e finanziari, di complessa interpretazione per natura e di incerto percorso per le traversie di alcuni istituti di credito, restiamo tiepidi relativamente a possibili investimenti.

Ma Piazza Affari offre interessanti alternative al di fuori dell’indice principale. A questo riguardo, SoldiOnline mette a disposizione, qui e qui, alle voci  e 6 dati utili per la valutazione dei 217 titoli di Piazza Affari, secondo i parametri di capitalizzazione, il rapporto P/E, l’indice Roe, il rapporto P/BV, l’indice Beta e la percentuale Yeld. Essendo parzialmente seguaci delle teorie di Joel Greenblatt, non ci sarebbe dispiaciuta la presenza dell’indice ROI (indice di redditività del capitale investito, espresso dal rapporto fra l’Ebit e l’attivo dello Stato Patrimoniale).

A scopo esemplificativo, abbiamo considerato 7 titoli, partendo dal rapporto più utilizzato, proprio il P/E. Vediamo la tabella:

Azienda

Cap. mln euro

Roe

P/E

P/PV

Beta

Yeld %

Settore

Astaldi

570

10,465

7,87

0,82

1,32

3,45

Ingegneria

Caltagirone

384

8,3

4,66

0,39

0,64

1,88

Conglomerata

Centrale Latte Italia

47

18,907

3,94

0,74

0,61

-

Latte

Pininfarina

121

67,395

5,87

3,96

1,03

-

Automotive

Saras

2157

21,777

10,99

2,34

0,6

4,41

Petroliferi

Vianini

41

6,921

5,8

0,4

0,2

3,7

Ingegneria, Immobili

Vittoria Assicurazioni

775

18,15

5,72

1,04

0,5

1,83

Assicurazioni

Qual è il titolo preferibile, ma comunque da indagare ulteriormente in merito a indebitamento, notizie sociali, trend di borsa, litigations…? A caso, segnaliamo che Vittoria Assicurazioni 5 anni fa valeva 4,67 euro e venerdì scorso ha chiuso a 11,5 euro. L’incremento medio annuo risulta superiore al 20%.

 

UNO SGUARDO DAL PONTE

Sugli argomenti della settimana, abbiamo posto tre domande ad Andrea Curti (Private Banker) e Fabio Donalisio (Market Analist). Leggiamo le risposte…

D - Il livello di tassazione in Occidente è molto alto e rischia di intrappolare le economie: imposte e balzelli vari hanno originato la Rivoluzione Francese, ma risulta che già ben prima un'imposizione fiscale eccessiva abbia generato proteste e tumulti. Il tema di questi giorni resta l'intenzione della Casa Bianca di ridurre le aliquote. Siete d'accordo sull'equazione meno tasse = più sviluppo?

La relazione che esiste tra tasse e sviluppo è vera, in taluni casi, analizzati con molta accuratezza; ad esempio, è corretto affermare che se si vuole "surriscaldare" un'economia si può agire sui tassi ... o sulle tasse! Quindi un abbassamento della pressione fiscale è un provvedimento auspicabile e può essere messo in pratica. Ma, per contro, certe economie fortemente indebitate (come il nostro caso italiano) fanno sì che difficilmente possa esistere un ulteriore margine per ridurre la pressione fiscale. Tornando, infine, alla domanda, il caso americano presenta ad oggi un debito su PIL pari al 106% e quindi, se da una parte può essere messa in piedi una politica espansiva con abbattimento della pressione fiscale, dall'altra, come sempre, occorre agire con un certo equilibrio per evitare che, in un domani, si generi un debito troppo elevato e non più sostenibile dalle generazioni future.

D - Ma quando non ritengono di usare la leva fiscale, gli stati tendono ad aumentare il debito pubblico, come è successo in Italia, che ora si trova con una montagna di titoli di stato in circolazione. In questo scenario scricchiolante, come si deve comportare l'investitore medio, intendendo quello non  particolarmente specializzato nel settore finanziario?

Partiamo dal presupposto che bisogna fare molta attenzione e porre la massima prudenza per tutto ciò che riguarda l'obbligazionario dei titoli di Stato; come riportato nella domanda, infatti, esporsi oggi su titoli di Stato di Paesi particolarmente indebitati (vedi l'Italia), induce a premettere  numerosissime considerazioni. Prima di far confluire i risparmi e la liquidità su questa asset class, si valuti anche molto bene la scadenza degli stessi. Basta ripensare alla situazione italiana di trent'anni fa (e quante cose sono cambiate in questo tempo) per renderci conto che oggi tutti coloro che acquisiscono titoli di Stato con scadenza trentennale devono essere consapevoli di quante cose possono accadere nel tempo.

D - Sono risultati molto interessanti i titoli Small e Mid Cap che avete menzionato in un precedente incontro. Nell'ultima quindicina, avete individuato altre aziende appetibili?

Le Small and Mid Cap continuano sicuramente ad essere molto interessanti, soprattutto in questi anni, con la volontà di concentrare la liquidità sugli stessi grazie alla nuova normativa PIR introdotta nel 2017; ad ogni modo, come sempre, bisogna porre prudenza soprattutto per quelle aziende fortemente esportatrici in Paesi differenti dall'area Euro, dove la valuta può giocare un ruolo forte sui relativi bilanci. È così che ottime piccole aziende sono probabilmente state penalizzate negli ultimi mesi da un cambio Eur/Usd arrivato pochi giorni fa a 1,21. Ma ora, tornato a 1,17/1,18, potrebbe aver riaperto un trend che porta a favorire le esportazioni.

 

LA LUNGA MARCIA DELLA DONCHIAN STRATEGY

Grazie alla impostazione rialzista di questo fortunato periodo, il metodo suggerito da Richard Donchian, ritoccato con alcuni indispensabili accorgimenti, procede nel migliore dei modi:

Avendo disposto la entry rialzista il 31 agosto scorso, dopo 20 sedute il certificate Bnp Paribas registra una crescita del 4,02%, essendo passato dal 8,45 a 8,79 euro. Il trailing stop, innalzato varie volte, è oggi fissato a 8,69 euro.

  • L’essenza dell’analisi tecnica, di cui la Donchian Strategy è un’espressione, risiede nel cogliere una tendenza in fase precoce e di trarne profitto.
  • La tendenza ricercata, lo ricordiamo, può essere sia rialzista che ribassista ed è applicabile ad ogni strumento finanziario.
  • L’analisi tecnica rientra quindi fra le discipline empiriche, nel senso migliore del termine, giacché si orienta sulla base di ciò che sta accadendo.
  • La chiusura di un’operazione è affidata al meccanismo dello stop, fissato in precedenza e successivamente aggiornato sulla base dell’evoluzione dei dati.

 

FONDAMENTALMENTE

Ma un investitore preparato non può e non deve trascurare le altre note forme di analisi, se non altro che per ridurre il rischio di investimento.

  • L’essenza dell’analisi fondamentale (teorizzata compiutamente dal docente Benjamin Graham come value investing), risiede nell’individuazione di titoli sottovalutati che manifestino la capacità di produrre utili. In tal caso l’operazione si sviluppa in senso long.
  • L’individuazione del titolo è per lo più orientata nel senso del possibile rialzo, ma nulla vieta di indagare un’azienda sopravvalutata e con scarsa capacità di produrre utili. In questo caso l’operazione si sviluppa in senso short, con vendita allo scoperto.
  • L’analisi fondamentale rientra quindi fra le discipline scientifiche e si basa sullo studio dei ratios di prezzo e di bilancio, quando non sullo studio dell’intero bilancio aziendale stesso, dallo stato patrimoniale al conto economico.
  • Non è invece chiaro né pacifico il momento della chiusura dell’operazione, essendo del tutto trascurato il meccanismo dello stop. Warren Buffett raccomanda di acquistare un titolo e di tenerlo per sempre, mentre Joel Greenblatt consiglia una rotazione annuale del portafoglio. L’importanza del rapporto Prezzo/Utile può dar luogo ad apparenti paradossi: acquistando un titolo a P/U  15, se lo stesso accusa poi una caduta della quotazione il rapporto può scendere a 10, il che lo rende ancora più interessante per l’investitore che segue i dettami ortodossi della disciplina fondamentale.

 

IL POKER DI TITOLI

Per via di tali complessi punti di vista, la nostra operatività risulta sia in senso long che in senso short, e sia seguendo la strategia delle medie mobili che le indicazioni che provengono dall’analisi fondamentale, soprattutto seguendo le indicazioni dello studioso e accademico statunitense Joel Greenblatt. Dalla terza decade di agosto, deteniamo in portafoglio un poker di titoli del cui andamento vi teniamo aggiornati, e precisamente:

Azienda

Settore

Data acquisto

Profitti/Perdite %

Mckesson

Prodotti sanitari

21.08.2017

+ 3,55

Prima Industrie

Sistemi laser

21.08.2017

+ 9,22

Posco

Acciai

21.08.2017

- 3,89

United Technologies

Meccanica avanzata

21.08.2017

- 2,62

La performance media dei quattro titoli è in via di miglioramento e nell’ultima ottava ha ripreso vigore, grazie all’andamento di Mackesson e di United Technologies. Prosegue il recupero di Posco. Il portafoglio registra un progresso medio dell’1,565%, più confortante del precedente 1,12%.

 

LE SFERE DI CRISTALLO

Sugli esposti modelli di analisi, grava comunque la spada di Damocle delle notizie mondiali: guerre come improvvise distensioni, manifestazione di nuove volontà politiche, equilibri monetari, dati economici, leading indicator…

Risulta quindi raccomandabile non trascurare l’operatività degli opzionisti e dei futuristi in ambiente S&P500, non dimenticando che stiamo analizzando il passato prossimo, mentre il futuro resta sulle ginocchia di Giove.

L’indice del fear factor, ha chiuso a 9,51 punti, ottimismo che non si manifestava dal 24 luglio scorso, in pieno Trump Trade,  all’interno di un periodo favorevole che oscillò da un minimo di 9,36 a un massimo di 9,95 punti.

Allo stesso modo si sono disposti gli orientamenti dei futuristi operanti sul Cme di Chicago, che al momento acquistano futures con scadenza dicembre 2021 a 2.624 punti:

Il grafico sovrastante riporta le 7 ultime chiusure ed è aggiornato il venerdì di ogni settimana. La prima linea rossa in alto, la più recente ed euforica, sovrasta tutte le precedenti.


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